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Il vescovo mons. Attilio Nostro, all'incontro di Tropea nel quale è stato ricordato san Pier Giorgio Frassati nell'opera del sacerdote Armando Granelli

“Passione, pazienza, paternità, partecipazione: ecco le quattro «p» dei Priori delle Confraternite”

  Anch’io sono passato dal Circolo “Pier Giorgio Frassati” di Tropea. L’ho frequentato per tutto il periodo della scuola media, dal 1968 al 1970. Anch’io, tra le centinaia di ragazzi che ogni sabato  – non senza aver giocato, prima e dopo, a biliardino o a ping pong – partecipavano all’ “adunanza” di Azione Cattolica tenuta da un “delegato” e poi, di domenica, alla messa parrocchiale in Cattedrale. Il parroco era don Armando Granelli, lo stesso che un bel po’ di tempo prima, nel 1926, aveva fondato quel Circolo e lo aveva intitolato a quel Frassati, un giovane torinese, morto solo un anno prima all’età di 24 anni. Straordinaria l’intuizione del sacerdote tropeano: quel giovane laureando in ingegneria, esattamente cento anni dopo, sarebbe stato proclamato santo da Papa Leone XIV.

Don Armando Granelli fondò a Tropea il Circolo cattolico “Pier Giorgio Frassati” nel 1926. Fu anche parroco della Cattedrale.

  Non conoscevo questo segno dell’eccezionale lungimiranza di don Granelli. Né sapevo che già da beato a Pier Giorgio Frassati era stato riconosciuto il titolo di Patrono di tutte le Confraternite d’Italia. L’occasione per legare i miei fili della memoria a una storia più grande, è venuta dall’evento voluto dalla Congregazione dei Bianchi di San Nicola, in stretta collaborazione con l’Ufficio Diocesano Confraternite e col patrocinio del Comune di Tropea. E così, anche il vescovo Attilio Nostro – che ha aperto e chiuso l’incontro, in un Auditorium Santa Chiara strapieno di “confratelli” venuti da tutta la Diocesi – ha ascoltato un racconto tutto tropeano.

  Merito della testimonianza di Peppino Adilardi, già Priore della Congregazione dei Bianchi di San Nicola e, storicamente, ultimo Presidente del Circolo Frassati. Il suo ricordo appassionato e la sua voce a tratti rotta dall’emozione sono stati l’omaggio più bello che si potesse immaginare per onorare un sacerdote, don Armando Granelli, che amava l’umanesimo integrale di Jacques Maritain, aveva a cuore la formazione dei più giovani, li radunava attorno a un biliardo acquistato con soldi personali per radunarli attorno al Vangelo e, se necessario, li accompagnava, come avrebbe fatto un padre, tra i marosi della vita. 

Peppino Adilardi è stato l’ultimo Presidente del Circolo di Azione Cattolica “Pier Giorgio Frassati” a Tropea.

A fare il paio con questo struggente ricordo di Don Granelli –  calibrato sulla figura di un santo di oggi come San Pier Giorgio Frassati – quello reso da Vincenzo Taccone: prima “scugnizzo” di don Armando, poi protagonista di un mirabile “cursus honorum” nel Circolo Frassati, foriero di una gratificante attività lavorativa svolta a Milano ed anche all’estero.

Tratti, ricordi, valori, riecheggiati anche negli interventi dell’assistente spirituale , don Ignazio Toraldo di Francia, e del Priore, Peppino Romano, della Congrega dei Bianchi di San Nicola. Dall’iniziativa di una Congrega al ritrovarsi di tante Congreghe: dall’excursus plurisecolare  delle loro storie, all’impegno di oggi ed alle prospettive, non poche, che si aprono sul futuro: è stato questo, il filo conduttore dell’intensa relazione svolta dalla Responsabile dell’Ufficio diocesano Confraternite, Caterina Malfarà Sacchini.

Enzo Taccone (al centro) già socio del Circolo “Pier Giorgio Frassati, ex Delegato diocesano aspiranti. Oggi Enzo Taccone è Segretario di una  Confraternita di Tropea, la Confraternita del Santissimo Salvatore e  Santa Maria Maddalena degli Ortolani. A destra, Peppino Romano, Priore della Congrega dei Bianchi di San Nicola, che ha promosso l’incontro all’Auditorium Santa Chiara. A sinistra, Peppino Adilardi, già Priore della stessa Congrega tropeana.

  Ai Priori come lei, ma non solo – dopo il saluto dell’assistente spirituale diocesano don Gregorio Grande – si è rivolto il vescovo Nostro, elencando le quattro «p» che ne contraddistinguono il ruolo: passione, pazienza, paternità, partecipazione. Un ruolo che va svolto – ha aggiunto il presule – identificandosi con i poveri, l’Eucarestia, l’amicizia, la Scrittura accanto alla tradizione e al magistero della Chiesa e, ancora una volta, con la passione. “Credo che Pier Giorgio Frassati sia diventato santo – ha affermato mons. Nostro – proprio per l’amore, la passione, con cui ha fatto tutto ciò che ha fatto: era quotidiana, ordinaria quella passione, nel senso più bello del termine, ma proprio per questo straordinaria. Un po’ come la straordinarietà ordinaria di Natuzza, che è stata madre non solo dei suoi figli. Un pò – ha spiegato il vescovo di Mileto, Nicotera e Tropea – come la paternità di Don Mottola, come la materinità di Irma Scrugli, che nell’ordinarietà sono stati straordinari. La nostra Diocesi è benedetta con delle vocazioni di caratura eccezionale, e di questo noi siamo non solo depositari, ma soprattutto responsabilmente eredi. Che fine ha fatto la spiritualità di don Mottola? – è l’interrogativo proposto dal Vescovo – Che fine ha fatto l’amore per i poveri? Non basta avere soltanto la Casa della Carità, non basta in maniera generica ricordare la vita di Don Mottola, dobbiamo diventare incarnazione di quella esperienza di fede che Irma Scrugli e Don Mottola hanno fatto nel corso della loro vita.”

Mons. Attilio Nostro, vescovo di Mileto, Nicotera e Tropea, durante il suo intervento. Accanto a lui (a sinistra), don Ignazio Toraldo di Francia, assistente spirituale della Congregazione dei Bianchi di San Nicola. Seconda da sinistra, Caterina Malfarà Sacchini, responsabile dell’Ufficio per le Congregazioni della Diocesi.

  Ai giovani delle Confraternite, che il vescovo Nostro all’inizio aveva proposto  – come “avamposto non soltanto di informazione, ma proprio di formazione” –  di trasformare in giornalisti da formare e coinvolgere nell’emittente televisiva diocesana MNT TV che sta muovendo i primi passi, il presule ha dedicato anche il pensiero finale. “Il Priore – ha detto – deve avere nel cuore il desiderio di alimentare i giovani di quella stessa passione” di San Pier Giorgio Frassati. È importante che non perda nessuno di loro, che nessuno di loro venga scandalizzato – ha concluso il vescovo di Mileto, Nicotera e Tropea -,  perché i giovani rappresentano la creatività, il nuovo che avanza, i giovani rappresentano la speranza: i giovani rappresentano Dio stesso che si è fatto piccolo, si è fatto giovane, per parlare ai nostri cuori e farli diventare pure giovani. Come i cuori di un bambino