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Interessanti prospettive emerse dall'analisi, effettuata dai ricercatori del CISP dell'Università di Pisa, dei progetti che hanno coinvolto 361 volontari

I Corpi Civili di Pace: dalla sperimentazione alla configurazione di istituto permanente per la difesa civile non armata e nonviolenta

I Corpi Civili di Pace (CCP), sono uno strumento che promuove la solidarietà e la cooperazione sia in Italia sia all’estero con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona e alla educazione alla pace fra i popoli. Essi sono stati concepiti per coinvolgere giovani volontari in progetti di costruzione della pace da realizzarsi in aree a rischio di conflitto, di conflitto o in contesti di emergenza ambientale. 

La loro sperimentazione è stata istituita dalla Legge 147/2013 e finanziata con una dotazione di 3 milioni di euro per coprire i costi delle risorse umane e logistiche, sulla base di bandi emanati dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale. Tale sperimentazione rappresenta una delle iniziative più innovative del panorama italiano nell’ambito della difesa civile non armata e nonviolenta.

Il Centro Interdisciplinare “Scienze per la Pace” dell’Università di Pisa è stato incaricato come valutatore esterno della sperimentazione. L’attività valutativa ha riguardato tre annualità di attivazione dei progetti (2016, 2019 e 2023) ed è iniziata nel settembre 2024. Il gruppo di ricerca, coordinato dal prof. Pierluigi Consorti, professore ordinario di Diritto e Religione presso la stessa università, era composto dalle dott.sse Linda Fregoli e Giuseppina Scala e dal prof. Andrea Valdambrini.

Un momenti del webinar durante il quale sono stati illustrati i risultati della valutazione della sperimentazione sui Corpi Civile di Pace, a cura dei ricercatori del Centro Interdisciplinare “Scienze per la Pace” (CISP) dell’Università di Pisa.

La valutazione è stata avviata mediante una raccolta dati relativa ai profili dei 361 volontari coinvolti e alla tipologia dei 72 progetti attivati in diversi paesi fra Italia, Centro/Sud America, Asia, Europa e Africa, secondo quanto definito della cosiddetta “lista paesi”, ovvero le destinazioni autorizzate in base ai vari bandi emanati.  Tali progetti hanno riguardato azioni molto diversificate fra di loro come il supporto a comunità vulnerabili (ad esempio le minoranze culturali o religiose); il supporto ad attività di monitoraggio ambientale con popolazion locali; la mediazione per far incontrare gruppi in tensione; attività di inclusione di gruppi emarginati. 

Successivamente, il gruppo di ricerca ha condotto un’analisi qualitativa della sperimentazione attraverso interviste strutturate, questionari online e focus group rivolti ai volontari che hanno preso parte ai progetti e ad alcuni membri degli organismi coinvolti a vario titolo nell’istituzione dei CCP come ad esempio: il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale; il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; il Comitato di monitoraggio dei CCP; gli enti che hanno realizzato progetti CCP e la Consulta nazionale per il servizio civile universale.

I risultati complessivi sono stati presentati il 27 marzo 2026 nel corso di un webinar organizzato dal Dipartimento per le Politiche Giovanili. In tale occasione, il professor Consorti e la dottoressa Scala hanno evidenziato come il profilo tipo del volontario sia prevalentemente femminile, con età compresa tra i 25 e i 29 anni, e spesso caratterizzato da precedenti esperienze di servizio civile o cooperazione internazionale. Accanto a significativi punti di forza – quali ad esempio l’elevata motivazione dei volontari e la loro flessibilità nell’adattarsi a contesti complessi e culturalmente diversi – emergono però alcune criticità strutturali: da una parte, la brevità dei progetti, della durata di soli dodici mesi, limita l’impatto delle azioni dei volontari; dall’altra, la discontinuità dei bandi impedisce la costruzione di risultati solidi e duraturi per le comunità beneficiarie.

Dalla valutazione emerge un dato chiaro: la necessità di superare definitivamente la logica della sperimentazione e di configurare i Corpi Civili di Pace come un istituto permanente della politica italiana per la promozione della pace e della cooperazione internazionale. L’importanza di questo passaggio è stata ribadita anche dal dott. Luca Fratini, intervenuto durante il webinar, il quale ha sottolineato non soltanto il valore strategico dei CCP, ma anche l’esigenza di un coinvolgimento sempre più significativo e continuativo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale di cui ne è un rappresentante. Tale coinvolgimento risulta cruciale sia per il coordinamento dei progetti sia per garantire un adeguato sostegno ai volontari, specialmente nelle fasi di preparazione, implementazione e rientro.

Il consolidamento dei CCP come istituto permanente richiederà dunque una governance più integrata tra le istituzioni coinvolte, una programmazione pluriennale dei bandi senza discontinuità e una più stretta collaborazione con gli enti attuatori. Solo in questo modo sarà possibile valorizzare appieno il potenziale dei volontari e produrre un impatto duraturo sulle comunità beneficiarie, contribuendo in modo concreto a rafforzare il ruolo dell’Italia nelle politiche di pace.

(*) Borsista di ricerca presso Centro Interdisciplinare “Scienze per la Pace” dell’Università di Pisa (CISP)