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Lettera augurale di don Francesco Sicari, Fratello Maggiore dei Sacerdoti Oblati del Sacro Cuore

“Pasqua col beato Francesco Mottola: no alla rassegnazione e all’indifferenza”

Alla famiglia Oblata

Agli amici tutti

Carissimi,

domani noi cristiani cattolici celebreremo la festa liturgica della Pasqua di Resurrezione di Gesù.  Quest’anno per una felice coincidenza, la data della Pasqua, coincide con un giorno importante della vita del Beato Francesco Mottola; infatti il 5 aprile è il giorno in cui nel 1924 Francesco Mottola veniva ordinato sacerdote.

Per noi oblati del Sacro Cuore, ma anche per il clero di questa diocesi di Mileto – Nicotera- Tropea e dell’intera Calabria, così come anche per tutti i fedeli e devoti che hanno avuto modo di conoscere, in questi anni, la vita e la spiritualità del beato tropeano, domani sarà una festa doppia ed ancora più solenne.

Il Fratello Maggiore dei Sacerdoti Oblati del Sacro Cuore, don Francesco Sicari.

Celebreremo la Pasqua in compagnia del nostro Beato ringraziando Cristo Risorto per la testimonianza profonda di fede e carità vissuta da don Mottola, un prete col bisogno forte di Cristo. 

Tutta la vita di don Mottola è  stato un inno pasquale, un annuncio di resurrezione. Abbiamo bisogno, pertanto,  di metterci alla scuola e confrontarci con questo testimone della nostra terra di Calabria per poter vivere ogni giorno il passaggio dalla rassegnazione alla speranza, dall’indifferenza all’impegno concreto a favore dei fratelli, con una speciale attenzione a coloro che ancora oggi, in questa società, non vengono considerati nella loro dignità di uomini e donne e di figli di Dio.

Mi ritorna in mente un passaggio del discorso che Papa Leone XIV ha rivolto alle comunità della Facoltà Teologica pugliese e all’Istituto Teologico Calabro, ricevute in udienza  lo scorso 2 marzo: “La formazione teologica contribuisce a generare un pensiero critico e profetico, rappresentando un investimento culturale per il futuro in grado di disinnescare le logiche della rassegnazione e dell’indifferenza”. 

La rassegnazione non è una virtù del Vangelo. Quando uno si rassegna, ammazza il Vangelo, perché il Vangelo parla di speranza, parla di Pasqua. Don Mottola non è stato un uomo rassegnato, anzi ha sognato il meglio per questa regione, per le nostre comunità. Parlando del seminario regionale negli anni della sua formazione così si esprimeva: “Bisognava vedere cosa fosse il Pio X, in quei tempi. Un rogo di vampe! Giovani che rinunziavano fieramente alle sollecitazioni del mondo, perché nella morte dei sensi, si alimentasse un’idea divina, perché quest’idea divina splendesse per il loro sacrificio, nella loro terra”. Tutta la sua vita è stata alimentata da questa fiamma interiore che allontanava la rassegnazione e invece alimentava la speranza e quindi l’impegno concreto, perché il bene trionfasse, perché l’uomo fosse messo al centro, tutto l’uomo, ogni uomo, il più povero per primo.

Don Mottola ha vissuto il suo sacerdozio in maniera totalizzante, non è rimasto chiuso nella sua casa, ma si è sporcato le mani, scendendo concretamente dentro i “tuguri” della Tropea dell’inizio del novecento per scorgere i Lazzaro del suo tempo coperti di piaghe e bisognosi di cura e tanto amore. 

Oggi, purtroppo, nonostante la società sia sempre più tecnologica e opulenta, registra tanta rassegnazione e tanta indifferenza. A tal proposito non posso dimenticare due situazioni a noi vicine:  il “calvario” che sta concretamente sperimentando la Fondazione Casa della Carità di Vibo Valentia, per la quale i ritardi nei pagamenti per prestazioni già erogate stanno mettendo a rischio la continuità delle terapie riabilitative e di conseguenza anche gli stipendi di lavoratori e lavoratrici;  e poi come non pensare alla storia commovente della piccola Giulia e della sua super mamma Chiara di Santa Domenica di Ricadi, costrette a vivere ogni giorno in mezzo a  grandi disagi e difficoltà ed il cui appello per una vita dignitosa ancora non ha trovato risposte concrete. 

Celebrare la Pasqua, guardando don Mottola, deve essere per tutti un invito alla speranza e all’impegno concreto. Come don Mottola, ognuno nel proprio stato di vita diventi certosino o carmelitana della strada, ossia pellegrino/a di speranza e di pace, perché non esiste pace vera senza giustizia 

Buona Pasqua di Resurrezione!

Tropea 4/4/2026

don Francesco Sicari OSC

(*) Fratello Maggiore dei Sacerdoti Oblati del Sacro Cuore