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Il libro di don Pasquale Russo e Rocco Pititto presentato nella chiesa del Santo Rosario

“Tropea e la bellezza della sua anima”: quando l’amore diventa impegno

Ci sono libri che si leggono e libri che chiedono di essere ascoltati. Tropea e la bellezza della sua anima, scritto da don Pasquale Russo e Rocco Pititto, con prefazione di Antonio Gentile e Pasquale Ventrice, pubblicato da Giuseppe Meligrana, appartiene a questa seconda categoria: va accolto in silenzio, come tutto ciò che è prezioso. Non è semplicemente un omaggio alla città ma un invito a rallentare, a lasciarsi toccare da ciò che non appare subito, a riconoscere quella profondità discreta che rende i luoghi vivi e capaci di parlare al cuore. 

La copertina del libro di don Pasquale Russo e Rocco Pititto, per i tipi di Meligrana Editore.

In un tempo in cui i territori vengono spesso ridotti a immagini rapide e narrazioni superficiali, quest’opera propone uno sguardo più attento e interiore. Non si limita a celebrare il fascino di Tropea ma ne cerca l’anima: quella trama di storia, memoria e fede che ha plasmato la comunità nel corso dei secoli.


Così Tropea non appare solo come una città affascinante ma come una comunità spirituale: un luogo in cui la bellezza visibile rimanda a una bellezza più profonda, custodita nella coscienza delle persone. Non sorprende che il libro richiami il pensiero del filosofo tropeano Pasquale Galluppi che pone la coscienza al centro dell’esperienza umana. È un richiamo attuale e necessario. In un tempo segnato dal nichilismo, dalle guerre, dai drammi sociali e dalla tragica violenza contro le donne, la coscienza torna a essere il luogo decisivo della responsabilità e della cura.
Custodire la bellezza di un luogo significa educare lo sguardo e il cuore: imparare a vedere oltre l’apparenza, riconoscendo il valore umano e spirituale di ciò che ci circonda. 

Non è casuale che nelle prime pagine risuoni l’invito di Papa Francesco: «Non dobbiamo tralasciare di pensare e di parlare di bellezza, perché il cuore umano non ha bisogno solo di pane». È un richiamo che rimanda alla sapienza evangelica: «Non di solo pane vive l’uomo». La vita non si esaurisce nei bisogni materiali; esiste una fame più profonda, fatta di senso, radici, luce, umanità. Quando questa dimensione viene trascurata, tutto ciò che possediamo perde sapore. La bellezza autentica non è ornamento, ma nutrimento dell’anima, orizzonte che indirizza lo sguardo e restituisce profondità alla vita.

Gli autori di “Tropea e la bellezza della sua anima” don Pasquale Russo (al centro) e Rocco Pititto (a destra). A sinistra, Beatrice Lento, moderatrice dell’incontro per la presentazione del volume, nella chiesa del Santo Rosario.


Un versetto del Siracide,  «Nella città che egli ama mi ha fatto abitare»,  illumina ulteriormente questa prospettiva. Abitare non significa soltanto vivere in un luogo, ma riconoscersi parte di una storia, sentirsi custoditi dentro una memoria, percepire il territorio come dono. Da questa consapevolezza nasce un sentimento di gratitudine e responsabilità: la città non è più uno spazio da usare, ma una realtà da vivere.
La bellezza di Tropea non nasce soltanto dal suo paesaggio luminoso o dalla suggestione del mare. È il frutto di una lunga storia umana e spirituale. Generazioni di uomini e donne l’hanno abitata lasciando tracce di fede, lavoro, pensiero, emozioni. Tropea è un tessuto vivo di memorie che continuano a parlare. Con naturalezza emergono figure come Sichelgaita, don Mottola, Francesco Sergio, Lydia Serra Toraldo, Irma Scrugli, Giuseppe Grimaldi e tante altre che hanno segnato la vita della comunità.
In questo intreccio di esistenze spicca la presenza della Vergine di Romania, patrona della città e madre di ogni tropeano. Non è soltanto una tradizione religiosa, ma un sigillo d’identità collettiva. La sua protezione diventa certezza, la sua presenza sorgente di speranza e unità per un popolo che riconosce nella fede il proprio centro.

Da sinistra: Giuseppe Meligrana (editore), Antonio Gentile (coautore della prefazione), Beatrice Lento (moderatrice dell’evento per la presentazione del libro), Don Pasquale Russo e Rocco Pititto (autori del volume), Pasquale Ventrice (coautore della prefazione).

Oggi Tropea è conosciuta nel mondo e questa notorietà è una ricchezza che porta con sé una sfida: non ridurre la città a semplice immagine. Quando prevale la logica del consumo, la bellezza si impoverisce e diventa evanescente. Una città supera l’alienazione del “non luogo” solo se conserva coscienza di sé. Il senso del suo esistere non risiede soltanto nei monumenti o nel mare, ma nella consapevolezza con cui la comunità custodisce ciò che ha ricevuto.
Questa è la consegna più preziosa per chi la vive e per le nuove generazioni: riconoscere la bellezza come un bene da proteggere e diffondere. Se è vero che il cuore umano non ha bisogno soltanto di cibo materiale, allora libri come questo diventano un autentico nutrimento spirituale.

Tropea, luogo dell’anima, deve offrirsi generosamente a tutti, perché la bellezza, quando è riconosciuta nella sua verità più profonda, chiede di essere condivisa.
Tropea ha la possibilità di essere un luogo che non si limita a essere visitato ma viene incontrato. Un luogo che non teme le contaminazioni, perché sa che esse l’hanno generata e che ciò che è autentico non si perde accogliendo l’altro ma si arricchisce. Un luogo che non si consuma, perché i valori non si usurano: generano crescita. La bellezza, quando è condivisa cristianamente, non si indebolisce, ma si moltiplica.
Ecco perché l’impegno della comunità è decisivo. Una città vive davvero quando conserva memoria di sé e, allo stesso tempo, si apre al mondo con la fierezza di chi sa di essere portatore di un patrimonio unico.

Tropea non deve scegliere tra identità e accoglienza: può essere entrambe. 

Può essere casa e orizzonte, radice e viaggio.