La missione in Tanzania delle suore francescane di Nostra Signora della Vittoria, raccontata in un libro dal giornalista calabrese Francesco Gerace
In Paradiso non c’è acqua? Fa niente, c’è la gioiaC’è un modo sobrio e profondamente evangelico di raccontare la missione: partire dai fatti, lasciare parlare le persone, evitare le grandi parole. È la strada scelta da Francesco Gerace in In Paradiso non c’è acqua, un libro nato dall’incontro con le suore francescane di Nostra Signora delle Vittorie nel sud della Tanzania.


Francesco Gerace, calabrese, giornalista per oltre trentacinque anni all’Ansa, porta con sé uno sguardo allenato all’osservazione e poco incline alla retorica. Arriva in una terra poverissima — grande tre volte l’Italia — dove mancano l’acqua corrente e l’elettricità, ma non la gioia. Le suore vivono dell’essenziale: coltivano l’orto, cucinano all’aperto, pregano cantando, lavorano senza sosta. Visitano malati e famiglie, accompagnano le comunità e tengono aperto l’unico liceo femminile della zona, offrendo a tante ragazze una concreta speranza di futuro.
Il libro è costruito come una cronaca quotidiana, fatta di piccoli episodi e scene semplici. Non c’è pietismo, non c’è denuncia gridata. C’è piuttosto lo stupore dell’autore davanti a una felicità che non dipende dalle condizioni materiali. Anzi, sembra nascere proprio lì dove manca quasi tutto. Il sorriso delle suore, più che le difficoltà, diventa la vera domanda rivolta al lettore.

Lo stile di Gerace infatti è quello di chi non vuole insegnare nulla, ma finisce per dire molto. Un’ironia gentile: lui che osserva, che si stupisce, che annota con discrezione. Non ci sono grandi discorsi teologici, ma una fede incarnata, fatta di gesti ripetuti, di sorrisi ostinati, di pentole sul fuoco.
Il titolo racchiude una provocazione che attraversa tutto il racconto: il “Paradiso” non è un luogo comodo, ma uno spazio di dono e di fedeltà. Non coincide con l’assenza di problemi, ma con una vita condivisa fino in fondo. È una lezione spirituale che emerge senza essere mai esplicitata, come accade nelle testimonianze più autentiche.
Anche le difficoltà sono raccontate con realismo: le vocazioni che aumentano senza che ci siano strutture adeguate ad accoglierle, il desiderio di aprire un asilo, la necessità di una cucina funzionale. Non progetti astratti, ma bisogni concreti. Non a caso il ricavato del libro sarà destinato alla costruzione di una cucina a gas per la missione. Una cucina dove il Vangelo continuerà a prendere forma.

