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Intervista a Fr. Mario Chiarello, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Calabria

Vivere il Natale con tutto sé stessi: l’esperienza di San Francesco a Greccio

 Sul Natale di san Francesco a Greccio tanto è stato scritto, anche ultimamente, per la celebrazione, nel 2023, dell’ottocentenario del “primo presepe”. Che, in realtà, primo non fu, visto che la Natività veniva da tempo rappresentata in diversi modi. La vera novità di Francesco sta nell’aver vissuto intimamente l’esperienza del presepe e anche il modo in cui lo realizzò.

Padre Mario, c’è qualcosa che ancora non è emerso o non è stato sufficientemente sottolineato su quel Natale del 1223?


Chiediamoci: cosa accade a Francesco prima e dopo Greccio? 

L’ effigie più conosciuta di San Francesco d’Assisi (1181-1226), è attribuita a Cimabue (1240-1302).

Francesco arriva in questo piccolo borgo dopo anni impegnativi. Il suo Ordine è ormai cresciuto e necessita di una Regola che sia approvata dal Papa.
Come sappiamo, Francesco scrive una Regola nel 1221, la cosiddetta Regola non bollata, ma è evidentemente troppo legata al modello originario della prima fraternità

e non adatta a gestire la comunità di fratelli, composta ormai da un numero cospicuo di persone; non più solo uomini semplici, ma prelati e dotti. La fraternità ha nuove esigenze e richiede un nuovo indirizzo.
Francesco deve, perciò, riscrivere, insieme al cardiale Ugolino e ai Ministri Provinciali dell’Ordine, un’altra Regola. La stesura investe la sua mente e il suo cuore. Da un lato, desidera restare fedele al dono ricevuto da Dio e mantenere l’intuizione originaria; dall’altra, sente il bisogno di andare incontro alle richieste dei suoi fratelli. Come un papà di famiglia: sogna qualcosa per il proprio figlio che non corrisponde, però, a ciò che il figlio può dare e, con fatica, cerca di adeguare il suo sogno ai desideri e alle possibilità del figlio.

Francesco soffre nel vedere i frati lontani dal modo di vivere della prima fraternità. Quando giunge a La Verna, le sue umane ferite vengono innestate in quelle di Cristo: ricevendo le stigmate, le ferite esistenziali sono trasfigurate in quelle di Cristo, diventando così luogo di salvezza e non di amarezza.  

Il “Presepe di Greccio” nel dipinto di Giotto: è la tredicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle “Storie di San Francesco” della basilica superiore di Assisi, attribuiti al grande artista toscano. Fu realizzato verosimilmente tra il 1295 e il 1299.

Prima di Greccio la Regola, dopo Greccio le Stigmate. La Regola terminus a quo, La Verna terminus ad quem, al centro il Natale 1223 a Greccio, come diamante incastonato tra due fasi faticose della vita di Francesco. Quadro che sembra dire a tutti, specie a chi vive nella sofferenza, che il Natale si realizza non nonostante le ferite, ma in quelle ferite: Cristo nasce e trasfigura le nostre fatiche, i nostri patimenti.

Tommaso Celano, primo biografo di Francesco, registra così la sua richiesta nella Vita prima: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme e, in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello» (FF 468).

Qual è il cuore dell’esperienza di Greccio? Cosa intende Francesco con quel “vedere con gli occhi del corpo”?

La partecipazione al mistero dell’Incarnazione per Francesco non è solo intellettuale, coinvolge la totalità delle dimensioni della sua esistenza: l’olfatto (possiamo immaginare gli odori  anche poco gradevoli per la presenza di animali: «Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e s’introducono il bue e l’asinello»), la vista («in quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà»), l’udito («la selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi»), il tatto («il sacerdote celebra l’Eucarestia sul presepio»), il gusto («assapora una consolazione mai gustata prima» FF 469), tutti i sensi partecipano al Natale del Bambino di Betlemme.

Fr. Mario Chiarello, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Calabria.

Il Celano sottolinea «Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava “Bambino di Betlemme” e, quel nome “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor di più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora» (FF 470). L’esperienza del Natale, allora, non tocca solo la mente di Francesco ma anche il cuore e il corpo. Sì, Francesco partecipa con tutto sé stesso al Mistero del Natale, questa è la straordinaria bellezza dell’evento vissuto dal Santo di Assisi a Greccio; così dovrebbe essere per noi il Natale: un’esperienza non solo intellettuale, ma piena, in grado di coinvolgere tutta la nostra esistenza.
La fede di Francesco è espressione totalizzante del mistero di Cristo che si fa vedere, toccare, sentire: l’Eucarestia viene celebrata sulla mangiatoia come l’Oggi del mistero dell’Incarnazione.

Francesco non rivive il Natale da solo. Chiama Giovanni, un uomo facoltoso e generoso «di buona fama e di vita anche migliore», «molto caro al beato F. perché pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne» (FF 468)

Sì. Chiede la collaborazione di una persona che gli è molto cara e che stima, un laico (non un frate o un sacerdote), a cui dà indicazioni per realizzare la sua idea: «vedere con gli occhi del corpo» è possibile attraverso le relazioni. L’invito giunge ai frati e al resto della comunità di Greccio che diventa «nuova Betlemme»: uomini semplici e nobili, come in quella santa notte, giungono alla grotta: di fronte a quel Bambino siamo tutti uguali!
Per realizzare il Natale è necessaria l’Amicizia. Francesco – come ricordano le Fonti – era stato altre volte a Greccio a celebrare il Natale, perché era un posto piccolo – lo è ancora oggi (conta poco più di 1000 abitanti) – e perché lì viveva un suo carissimo amico. Non sceglie un luogo appariscente, ma uno spazio custodito, ristretto nel quale stare suo agio in un momento faticoso. Sceglie l’intimità. Sceglie la tenerezza. Sceglie l’Amicizia.

Possiamo leggere anche in questo passaggio un invito che diventa augurio sincero a vivere il Natale in pienezza, con semplicità e gioia vera, accanto a chi amiamo e ci ama con cuore sincero.