A quasi quattro anni dall'aggressione russa, Kyiv adatta i suoi obiettivi. E mentre Mosca non cambia i suoi piani, non resta che la scelta di lottare
Ucraina, il tormentato cammino alla ricerca della paceNella cronaca della guerra russa contro l’Ucraina gli eventi della fine dell’autunno del 2025 possono essere considerati a pieno diritto come uno dei periodi più difficili, dal punto di vista militare e diplomatico, della storia della nazione ucraina. Ciò anche a causa della crisi politica interna ucraina, provocata dal presunto coinvolgimento di politici della cerchia del Presidente Volodomyr Zelensky accusati di aver tratto profitti illeciti nella gestione della società energetica Energoatom. Kyiv ha dovuto respingere non soltanto gli intensificati attacchi dell’esercito russo ma anche l’offensiva diplomatica del più grande alleato storico, gli Stati Uniti di Donald Trump, che volevano imporre agli ucraini la pace russa.

Nel mese di novembre il comando superiore delle forze armate ucraine ha registrato il più alto numero -5.990 – di scontri armati tra i due eserciti dall’inizio dell’anno. Le battaglie per nove città chiave si sono intensificate al fronte e la situazione più critica rimane nelle città di Pokrovsk e Myrnohrad nella regione di Donetsk. Ininterrottamente, giorno e notte, i missili e droni russi attaccano le città e villaggi, colpendo la popolazione civile e le infrastrutture.
Secondo l’ONU, dall’inizio dell’invasione russa su larga scala in Ucraina, sono stati uccisi almeno 14.500 persone e tra questi oltre 600 bambini mentre sono stati feriti più di 38.400 civili. Dall’anno scorso il numero delle vittime è aumentato del 27%, in particolare a causa dell’uso da parte della Federazione Russa di armi a largo raggio. Il più alto numero delle vittime è stato registrato nelle regioni di Kherson, Kharkiv e Donetsk.
La guerra di logoramento imposta dalla Russia all’Ucraina continua almeno dall’autunno del 2023, i russi sono riusciti ad avanzare leggermente nel territorio ucraino ma sostanzialmente le forze di difesa ucraine hanno impedito il crollo della linea del fronte.
Mosca non cambia i suoi piani
Mosca continua a insistere per occupare nuove terre e quelle che non può conquistare militarmente, pretende di ottenerle con qualsiasi mezzo per trasformare l’Ucraina in una fotocopia di Bielorussia e Georgia. Un’ Ucraina democratica per la Russia autoritaria non può esistere ai suoi confini. Mentre nel disegno di Putin l’impero russo non può esistere senza un’Ucraina oppressa e sottomessa.
Mosca non abbandona l’intenzione di distruggere e sterminare una popolazione consapevole della propria identità. Chi non sarà ucciso dovrà subire una coatta russificazione diventando così un cittadino russo ma pur sempre un russo di serie B, cioè il nuovo “materiale etnografico”, come diceva Stalin. Così facendo un domani potrebbero mandarlo come carne da macello per altre conquiste imperialiste, forse anche in Europa. Le minacce ed avvertimenti agli europei da Putin sono arrivate nel primo giorno di dicembre: “L’Europa vuole la guerra? Noi siamo pronti a combattere”.
Cosa fanno i russi nei territori occupati? Distruggono biblioteche e istituzioni culturali e creano luoghi di tortura, campi di rieducazione dove coloro che non vogliono essere rieducati vengono eliminati fisicamente. I russi stanno trasformando i territori conquistati o annessi in campi di addestramento militare per le loro future offensive. Gli esempi della penisola ucraina di Crimea o delle regioni di Donetsk e Luhansk, annesse e parzialmente occupati da Mosca nel 2014, ne sono una prova lampante. In questo si è specializzata molto bene la cerchia di Putin, caratterizzata da precedenti esperienze nel KGB, da un’ideologia imperialista con la complicità della Chiesa ortodossa russa e da un modo di governare e fare politica di stampo mafioso.

Lo scopo militare dei russi dopo 4 anni dell’invasione su larga scala non è cambiato: pretendono il possesso di tutto il territorio ucraino del Donbas, anche il 30 % della terra non conquistata con una popolazione di circa 250 mila persone. E soprattutto il principale obiettivo politico del Cremlino, la cancellazione dell’Ucraina come lo stato sovrano rimane immutato.
Kyiv adatta i suoi obiettivi
Nello stesso tempo Kyiv ha recentemente modificato alcune posizioni. Nei primi tempi dell’invasione russa su larga scala, l’intenzione ucraina era respingere l’aggressore, per lo meno dai territori occupati nel 2022, resistere all’invasione e salvare l’indipendenza del Paese. Alla fine del 2025, dopo il tradimento del partner chiave, gli Stati Uniti, l’obiettivo principale dell’Ucraina è fermare le ostilità lungo la linea di contatto a condizioni accettabili, che non portino alla distruzione dello Stato sovrano. Per la parte ucraina, un cessate il fuoco è sempre stata una priorità come condizione per i negoziati, ma i russi non hanno mai accettato. E per oggi non esistono condizioni oggettive per il cessate il fuoco.
Kyiv non vuole distruggere nessuno, ha intenzione di difendersi e sopravvivere come nazione e come Stato indipendente, senza dimenticare che questo riconoscimento, compiuto dalla comunità internazionale 34 anni fa, era stato compiuto anche dalla stessa Russia. Gli ucraini non odiano i russi come spesso sostenuto a vanvera da alcuni storici italiani particolarmente e immeritatamente famosi. “Gli ucraini combattono contro i russi non perché li odiano, ma perché difendono se stessi, le loro famiglie e la loro patria” spiega l’ ex-dissidente sovietico, attivista per i diritti umani e noto intellettuale Myroslav Marynovych.
Gli ucraini hanno un unico e umanissimo desiderio, quello di VIVERE, di riavere una vita normale per poter piangere i loro figli caduti, per ricostruire il Paese e non vedere ogni giorno le rovine delle loro città nei TG del tutto il mondo. E quando gli ucraini, indicando le condizioni per una pace giusta, continuano a parlare della punizione del male (della Russia), non si tratta di vendetta o odio estremo verso il nemico. “Si tratta di fermare il male, affinché il modello di comportamento negativo non si diffonda nel mondo”, spiega Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica di Ucraina.

Come vediamo gli scopi delle parti in questo conflitto esistenziale rimango diametralmente opposti. Alla soglia del quarto anno dalla vasta aggressione la fine della guerra russo-ucraina sembra essere sempre più lontana. I russi simulano negoziati di pace, continuando a bombardare gli ucraini, e sono riusciti a coinvolgere nel loro gioco il presidente americano Donald Trump, il quale non parla più del cessate il fuoco. Nella logica criminale del Cremlino vince chi colpisce, e non chi negozia. Molti alla Casa Bianca e in tutta Europa ancora non riescono e non vogliono comprendere questa logica del regime russo.
Pur subendo i continui diktat e pressioni da parte di Washington e non avendo sufficienti risorse proprie per sconfiggere il nemico che dispone di un consistente arsenale atomico, il presidente Zelensky, sostenuto dalla maggioranza della popolazione, il quale si rende conto della situazione estremamente drammatica che attraversa il paese, non accetta la resa imposta dagli alleati Putin e Trump. E questo nonostante il grave fatto dello scandalo corruzione che ha indebolito il presidente ucraino e ha polarizzato ma non diviso il paese. La società civile ha dimostrato maturità e responsabilità, consapevole del fatto che oggi il principale male è un nemico esterno e non interno, anche se la scoperta di connazionali corrotti a livello statale in tempo di guerra è un fenomeno assolutamente inaccettabile, che gli ucraini non devono tollerare. Dunque le inchieste proseguono, i presunti responsabili hanno lasciato le loro cariche pubbliche, come è giusto che sia in uno stato democratico anche nel periodo di guerra.
“Una scelta drammatica tra la dignità e l’alleato USA”, questo è il dilemma espresso dal presidente Zelensky il 21 novembre dopo la notizia del cosiddetto piano di pace di Putin-Trump, spinto anche dalle convinzioni più profonde del popolo ucraino non disponibile a sacrificare la propria libertà e sovranità spirituale. “La nostra carta vincente più grande è la dignità nazionale e personale. Essa non si misura in base alla superficie del territorio o al numero di testate nucleari. Il suo fondamento è lo spirito umano, che plasma la nostra concezione di libertà, verità e onore” hanno scritto nel suo appello il Gruppo d’iniziativa degli intellettuali ucraini “1° dicembre”, condannando il piano russo proposto dagli Stati Uniti all’ inizio come un ultimatum.
La scelta di lottare
Il vero dilemma ucraino sta in due quesiti, ha sostenuto, in una intervista alla Stampa, il diplomatico Dmytro Kuleba, ministro degli esteri nei primi due anni e mezzo di guerra. “Se firmiamo ora un cattivo accordo, il Paese sopravviverà allo shock interno? Se invece non lo firmiamo e tra un anno avremo perso altre terre e altre vite, ci ritroveremo sul tavolo la stessa offerta? La decisione è complicata”, conclude l’ex-ministro ucraino, e tuttavia, a suo parere e secondo le sue conoscenze, non esiste un solo ucraino convinto che un’intesa con la Russia significhi davvero la fine definitiva della guerra.

Tra i punti più controversi dell’ultimo piano di pace già elaborato con gli europei figuravano anche le garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Le garanzie politiche potrebbero includere: adesione dell’Ucraina alla NATO, il posizionamento di armi nucleari nel territorio ucraino, la presenza di un consistente contingente NATO in grado di contrastare la Russia, adesione di Kyiv all’UE, finanziamento dell’Ucraina utilizzando gli asset russi congelati in alcune istituzioni finanziarie UE. Considerata l’odierna politica anti-ucraina e anti-europea degli Stati Uniti, Kyiv non riuscirà a ottenere gran parte di quanto elencato in questa lista nel prossimo futuro.
Nella attuale situazione critica l’Ucraina, che non ha le risorse per spingere i russi indietro, stante l’impossibilità dell’Europa e la volontà degli Stati Uniti di non fornire adeguata tutela, non ha altra soluzione che contare su se stessa. Ciò significa che il Paese è costretto ad armarsi maggiormente e a riformare il proprio esercito per essere pronto ad affrontare una lotta di lunga durata. È inoltre necessario un forte sostegno finanziario da parte degli amici europei e il proseguimento dei loro sforzi volti al depotenziamento economico dell’aggressore russo, nonché l’introduzione di sanzioni più severe e il controllo che vengono rispettati. Come dice un proverbio cinese, se vuoi uccidere il drago, smetti di dargli da mangiare.
Noi ucraini ci poniamo questa domanda: Ok, i piani europei e americani non prevedono l’uccisione del drago (la sconfitta di Mosca e la disgregazione della Federazione Russa), perché allora continuano a permettere a questo animale vorace di divorare un’intera nazione? Le risposte possono essere diverse: la paura della risposta di Putin e della Russia “potente e intransigente con un grande arsenale nucleare”, la mancata percezione della minaccia russa ai loro confini, l’assunto che l’UE è stata creata per la pace, non per la guerra.
Gli Ucraini, pur avendo accettato la mediazione diplomatica di Trump, sono consapevoli che la Russia può essere fermata non al tavolo delle trattative, ma sul campo di battaglia. E mentre Trump dorme e sogna il Premio Nobel par la pace, il popolo aggredito senza paura lotta per la pace con il proprio sangue, per la pace in Ucraina, per la pace in Europa. “La nostra seconda carta vincente è l’assenza di paura, – continua il Gruppo di iniziativa “1° dicembre”. – L’abbiamo superata nella lunga lotta per l’indipendenza. E la superiamo ogni giorno, abituandoci al suono terribile dei droni sulle trincee o all’ululato delle sirene nelle nostre città, domando il dolore dei feriti e silenziando le grida dei nostri figli”.
(*) Giornalista

