Una scoperta durante il restauro, modifica l'interpretazione di un dipinto di Mattia Preti
Il dilemma dell’angioletto riapparso dalle nuvoleLo stupore dei restauratori quando si sono trovati davanti alla scoperta è stato enorme. Doveva essere un lavoro di routine, quello nato dalla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotonee l’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, con il contributo della Fondazione Carical.

Come quelli del 1909 e del ‘93, che avevano permesso alla tela realizzata da Mattia Preti “Il Patrocinio di Santa Barbara” di tornare all’antico splendore. Ma quell’opera, così importante da portare la Soprintendente Stefania Argenti a definirla “un patrimonio mondiale”, riserva una sorpresa.
E così, durante il lavoro dei restauratori, emerge un angelo. Nascosto dalle nuvole, per gli esperti è da subito il segno di un ripensamento del pittore calabrese. Ma servono le prove. E così partono le indagini, coordinate dal professore Giuseppe Mantella, massimo esperto di restauro. Mesi di lavoro, un check-up completo della tela come si farebbe con un corpo umano da sottoporre a esami. “Abbiamo messo insieme le migliori indagini diagnostiche che esistono, con un protocollo scientifico che ha previsto infrarossi, ultravioletti, tutto ciò che serve per indagare la materia” dice.

L’analisi dei colori è decisiva. Sia quelli presenti sull’angelo sia quelli della nuvola che lo copriva risultano certamente di Mattia Preti, colori del Seicento. È la prova che i restauratori cercavano: il grande pittore calabrese, nel realizzare il “Patrocinio”, ci ripensa, copre l’angelo che incorona Santa Barbara con una nuvola.
Non è un dettaglio. Cambia infatti l’interpretazione iconografica tradizionale del dipinto, realizzato nel 1688 a Malta per la città di Taverna. “Come ufficio beni culturali, quando interveniamo sulla tutela e il restauro dei beni, ci preoccupiamo anche di mantenere sempre leggibile l’opera dal punto di vista del Vangelo” spiega l’incaricato ai beni culturali della Diocesi Don Maurizio Franconiere.
Il lavoro, intanto, non è finito. L’impegno della Soprintendenza è quello di continuare le indagini sulla tela. Il dilemma è se ricoprire l’angelo o lasciare l’opera nella sua prima ideazione di Mattia Preti.

