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Il regista del film in lizza per gli Oscar "Il Monaco che vinse l'Apocalisse", Jordan River, racconta a Parva Favilla le emozioni vissute durante l'udienza concessa dal Pontefice ad attori, registi e sceneggiatori

Il pensiero di Gioacchino da Fiore incontra papa Leone XIV grazie al cinema

Ogni film, come sappiamo, ha un’anima tutta sua, così ogni pellicola, quando vede la luce dopo mesi e anni di duro lavoro, fa incontrare pubblici e personalità diversi. A volte, quando il soggetto dell’opera è qualcosa di grande, fa incontrare persino il Papa. Non era nei programmi di realizzare un film destinato al ‘mondo’ religioso e infatti non lo è diventato. Nel senso che non è rivolto ‘solo’ a coloro che hanno avuto una ‘iniziazione’, ma alle persone semplici e dal cuore puro e, tra queste, accade che vi siano anche religiosi, cristiani, ortodossi, francescani, buddhisti, ebrei, musulmani, persino atei e agnostici, non importa. È il tempo universale, di tutti, perché il giudizio è ‘universale’. Nel tempo in cui i problemi sono globali e le apocalissi universali.

L’attore toscano Francesco Turbanti interpreta Gioacchino da Fiore nel film di Jordan River “Il monaco che vinse l’Apocalisse”.

Ecco, fare un film su Gioacchino da Fiore, essendo stato un personaggio che ha scrutato i testi sacri, divenendone persino interprete, ti porta, per ovvie ragioni, a trattare argomenti legati al mistero, alla natura, alla spiritualità, all’amore, a Dio. E, ovviamente, tutto questo ti porta a incontrare anche il Papa, un Pontefice americano, Leone XIV

Gioacchino, per mezzo del film, in questi giorni era proprio in America, nel Mondo Nuovo, nei cinema della Città degli Angeli. Per essere eleggibili all’Academy (l’organizzazione americana, nota in tutto il mondo, che annualmente assegna i premi Oscar®) oltre ad avere i requisiti tecnici è necessario che un film sia stato distribuito in alcuni mercati americani e cinema cosiddetti ‘Oscar-Qualifying’, avendo così la possibilità, con le categorie dell’opera, di competere con le più importati produzioni cinematografiche al mondo. 

È stata un’occasione unica. L’udienza è avvenuta in Vaticano, nella Sala Clementina. Papa Leone XIV ha voluto incontrare personalmente attori, attrici, registi e sceneggiatori. L’eco delle sue parole si diffonde nella sala d’onore dell’Appartamento nobile, sito alla Seconda Loggia del Palazzo Apostolico: “Entrare in una sala cinematografica è come attraversare una soglia. Nel buio e nel silenzio, l’occhio torna attento, il cuore si lascia raggiungere, la mente si apre a ciò che non aveva ancora immaginato. In realtà, voi sapete che la vostra arte richiede concentrazione. Con le vostre opere, voi dialogate con chi cerca leggerezza, ma anche con chi porta dentro il cuore un’inquietudine, una domanda di senso, di giustizia, di bellezza. Oggi, viviamo con gli schermi digitali sempre accesi. Il flusso delle informazioni è costante. Ma il cinema è molto più di un semplice schermo: è un crocevia di desideri, memorie e interrogazioni”. 

Il regista Jordan River consegna a Leone XIV una copia del film che, in lingua inglese, ha come titolo “Joachim and the Apocalypse”.

Nella Sala Clementina tra gli invitati selezionati, oltre a personalità del cinema italiano, diverse star anche di Hollywood, tra cui Spike Lee, Viggo Mortensen e Cate Blanchett. Ciascuno attendeva. “Il Papa ascolta tutti” ha detto ai presenti uno dei cerimonieri del Vaticano. E così è stato. 

Mi fanno cenno di avvicinarmi.

Dentro di me risuonano alcune parole che pochi minuti prima il Pontefice aveva pronunciato ai presenti: “Ma il cinema è molto più di un semplice schermo […] È una ricerca sensibile dove la luce perfora il buio e la parola incontra il silenzio. Nella trama che si dispiega, lo sguardo si educa, l’immaginazione si dilata e perfino il dolore può trovare un senso..”. In un attimo mi trovo davanti a Francis Prevost, Papa Leone XIV. Esprimo un gesto di rispetto nei confronti dello speciale interlocutore che ho davanti a me. Alcune star di Hollywood, alcuni minuti prima di me, avevano portato a Sua Santità Papa Leone XIV oggetti preziosi chiedendone la benedizione. Con me non avevo pietre preziose da consegnare al Pontefice per la benedizione, ma un cofanetto Blu-ray Discin edizione speciale, il numero 1, contenente al suo interno il nostro film su Gioacchino da Fiore “Il Monaco che vinse l’Apocalisse”. L’omaggio è ancora più esclusivo perché, sapendo delle origini americane del Papa, per lui il film è in lingua inglese e ha il titolo internazionale, “Joachim and the Apocalypse”. All’interno del cofanetto una lettera che accompagna il film. 

Il Papa prende il cofanetto con le mani e da me ascolta che “arrivato 800 anni dopo la morte di questo grande personaggio che è stato un faro nel corso dei secoli, è il primo film sulla visione mistica di Gioacchino da Fiore, annunciatore del terzo tempo, il tempo dello Spirito Santo”. Poi saluto il Papa con una stretta di mano. 

La percezione che sento su di me è quella di aver incontrato una persona umile, che ascolta e che sente nel cuore il peso di una fase particolare della storia che il mondo oggi si trova ad affrontare, ma sapendo bene che c’è anche una speranza non lontano da noi. Nella lettera di accompagno al film un passo del Vangelo secondo Giovanni affianca il viaggio di ciascuno in questo cammino di esistenza, sapendo che “Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Gv 16:13). Gli occhi del Pontefice sembrano continuare a comunicare che veramente la “luce perfora il buio e la parola incontra il silenzio”.

(*) Regista