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Inizia la partita più importante per "il ragazzo di Calabria", scelto come allenatore della nazionale italiana.

Mister Gattuso, ai Mondiali di calcio portaci tu!

Sta per scoccare l’ora “x”. Tocca a Rino Gattuso. Ormai, da più parti, parlando di calcio e della Nazionale italiana, il coro è comune: “Solo Gattuso ce la può fare”! In realtà non è proprio così, ma il “ringhio” nazionale ha portato – questo è indubbio – una ventata fresca e positiva all’ambiente azzurro. Un po’ per la sua indole combattiva, un po’ per la sua eccezionale carriera e chiaramente per tutto ciò che ha rappresentato per il tricolore, su Gattuso in molti hanno puntato ogni speranza di “rivedere la luce” dopo gli ultimi disastrosi anni che ci hanno abituato a vedere un’Italia calcistica non degna del suo passato e del blasone che si porta dietro. L’arrivo del calabrese Gattuso – nato in quel di Schiavonea, borgo marinaro di quella che un tempo si chiamava Corigliano Calabro – ha dato uno scossone a tutto l’ambiente. Tifosi compresi, che oggi si ritrovano divisi tra chi “ci crede” e chi invece è titubante. Per entrambe le fazioni, però, i riflettori sono puntati sull’ex capitano del Milan e della Nazionale, a testimonianze di quanto siano alte le aspettative.

Rino Gattuso, nuovo commissario tecnico della nazionale italiana di calcio, assieme all’autore di questo articolo, il fotografo e giornalista Johnny Fusca, ritratti al campo di calcio “Maria ad Nives” di Schiavonea.

Mai scontato, sempre diretto, concreto e determinato – forse uno degli ultimi a conservare queste caratteristiche in un mondo, quello del calcio, sempre meno “reale” – Rino cresce e matura secondo i suoi principi morali e personali, legato alla sua famiglia e alla sua terra. Chi lo conosce davvero sa bene che l’indole fumantina e la grande voglia di calcio che si respirava nei primi anni Novanta non potevano che portarlo lontano da Corigliano per inseguire il sogno di diventare un calciatore professionista, anche se, la storia racconta del grande impegno di papà Franco, che lo ha indirizzato e preso per mano fin dai primi passi al Perugia, poi ai Ranger di Glasgow – dove finisce nelle grazie di un certo Paul Gascoigne e diventa subito un idolo dei tifosi – e in ultimo al ritorno in Serie A, dove, dopo un breve passaggio alla Salernitana, veste per anni – gloriosi e vincenti – la maglia della sua squadra del cuore: il Milan. 

Gattuso con la maglia della nazionale azzurra, con la quale ha vinto il Mondiale 2006.

Gioca con grandissimi campioni, affronta le più forti squadre al mondo. Ringhio lotta, corre e sgomita, ma non molla mai, tanto che, a fine carriera, la sua bacheca raccoglie Scudetti, Champions, Coppe di ogni tipo e finanche il Mondiale del 2006 vinto a Berlino.

Fuori dal campo, è sempre stato un “bravo ragazzo”, che però non bisognava far arrabbiare, perché quel carattere battagliero che lo ha sempre distinto in campo, a conti fatti, è sempre stato il suo compagno di viaggio anche nella vita. Ne sa qualcosa papà Franco, che è stato l’artefice primo della parabola incredibile di Gattuso, sin da quando, per contenerne la foga della gioventù, lo redarguiva e lo indirizzava per il meglio, come ai tempi del trasferimento in Scozia, allorchè Rino rappresentava quel “sogno” che ogni ragazzino calabrese amante del calcio aveva nel cuore.

Legato alla sua terra, come detto, negli anni Rino – tra le tante cose – ha supportato la festa parrocchiale della Madonna Maria ad Nives, ha regalato un’ambulanza in tempo di Covid, ha “aiutato” tantissima gente e, soprattutto, ha dato vita al suo più grande sogno legato ai ragazzi della “sua” Corigliano: fondare una scuola calcio gratuita dove i più giovani potessero avere la possibilità di aggregarsi e crescere sotto i sani principi dello sport, stando soprattutto lontani dai pericoli di una vita in strada. Nasce qui sia il progetto Forza Ragazzi, che fonda le basi nel 2003 e si evolve come scuola calcio (oggi affiliata al Milan Academy), sia la costruzione del campo in erba sintetica “Maria ad Nives”, realizzato insieme alla Vodafone.

Gennaro Gattuso è nato a Schiavonea di Corigliano Calabro, oggi Corigliano Rossano (Cs).

Un percorso, quello suddetto, nel quale Gattuso è stato supportato dai suoi amici di sempre, Valentino Guerriero e Salvatore Pipieri, oggi referenti principali della scuola calcio e, nel caso di Guerriero, anche presidente operativo in loco. Sono lontani i tempi in cui si giocava scalzi sulla sabbia, quando a fare da pali per le porte improvvisate c’erano appena due pietre raccolte sulla spiaggia di Schiavonea. Scene, quelle descritte, che qualche fortunato ha anche rivisto anni dopo, quando Rino vestiva già la maglia del Milan: l’abitudine di giocare scalzo in mezzo ai sassi gli è rimasta anche da professionista, un po’ per “sentire” la sua terra sotto i piedi, un po’ per non dimenticare mai da dov’era partito. Così come quando, per allenarsi, costringeva l’amico Valentino a percorrere dieci chilometri di corsa tra le banchine del Porto oppure, stavolta da solo, partiva da Schiavonea e arrivava sin quasi a Rossano, per poi fare ritorno. Sempre di corsa, sempre scalzo. Un uomo di una tempra ormai sconosciuta nei tempi moderni.

Eppure, in tutto ciò, nonostante una carriera da calciatore davvero stellare – prova ne sia il museo-fan club nato a Schiavonea, dove davvero si ha contezza del personaggio – Rino è rimasto una persona semplice, onesto, lavoratore, umile. Chi scrive ha ancora negli occhi la conferenza stampa del 2006, presso il Castello di Corigliano: Gattuso, fresco del titolo di Campione del Mondo, osannato da tutti, in mezzo a flash, telecamere e tantissimi fans, risponde alle domande dei giornalisti con gli occhi bassi. Non “sfida” mai nessuno né con lo sguardo né con le parole. Dall’alto del suo podio iridato, al contrario è quasi imbarazzato, sicuramente commosso, quasi inconsapevole d’aver toccato il tetto del mondo e realizzato qualcosa di straordinario per sé e per la sua terra. Qualcosa per cui, in tanti, lo ringrazieranno per anni. Qualcosa su cui in tanti, oggi, si aggrappano per rivivere il sogno azzurro. 

In bocca al lupo, mister Gattuso!